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domenica 11 novembre 2012

Primordial review on Stoner Hive


T.H.U.M.B – Primordial Echoes For Modern Bigfoots


T.H.U.M.B – Primordial Echoes For Modern Bigfoots
Go Down Records – 2012
Rock, Stoner, Sludge, Punk
Rated: ****

The Italian trio T.H.U.M.B graced our ears with their 2003 Overloaded Rock ’N’ Roll EP and the 2004 follow up Lunar Flight. Nine heavy eclectic songs that varied not only in style but also in quality. With their first full-sized album Primordial Echoes For Modern Bigfoots they celebrate their tenth year anniversary and keep the variations in music they bombarded us with eight years ago but improve every bit of their ability and storm the gates to claim their rightful place on the stage of heaviness. They show their aptitude in writing, composition and above all daring to not change a winning riff or chug. Sometimes we hear lumbering beasts and animals dragging themselves to their death only to be treated to some folk picnic or a space age soar towards distant planets. Which in turn are molested and destroyed by wrecking ball riffs and tattooed fists. Blazing, almost tornado like drums and hurricane bass. After searching for the right words to really describe this giant I reckon we should go with apocalyptically good. This is what happens when you push the right buttons!

lunedì 22 ottobre 2012

Primordial Review on Black Milk


Weekend con il bigfoot

T.H.U.M.B. – Primordial Echoes For Modern Bigfoots (Go Down Records, 2012)
[di Denis Prinzio]
Credevamo di esserceli persi per strada iT.H.U.M.B., e invece eccoli di nuovo in sella al loro bigfoot, pronti a scaricarci addosso tonnellate e tonnellate di pesantissimi riff.
Primordial Echoes For Modern Bigfoots è il loro terzo disco (che segue Overloaded Rock’n'Roll e Lunar Flight), che ce li ripropone più o meno come li avevamo lasciati, ovvero sempre intenti a suonare uno stoner rock’n'roll fuzzoso e iperacido a volumi esagerati.
Onesto  heavy psych sound forgiato negli anni Novanta (quindi con chiari rimandi all’hard dei Seventies), che non avrebbe affatto sfigurato nel catalogo della Man’s Ruin o della Meteorcity. Le iniziali “Bigfoot” e “Monstergods” rimandano infatti direttamente alla scuola desertica e motoristica dei vari Fu Manchu e Nebula, ma l’album presenta alcune interessanti variazioni sul tema, in primis l’allucinato numero country blues malignetto di “Lived Namow”, ma anche la cromatissima e catchy (dalle parti dei QOTSA) “Inconsistence”.
A seconda degli umori si sprofonda in abissi psichedelici, come verso la metà della densissima “Superlover”, oppure si parte in orbita inseguendo un’idea di space stoner cara ai primi Monster Magnet (“Into The Deepest Green”). I T.H.U.M.B. suonano comunque sempre massicci, donando in alcuni casi un’aura oscura alle loro composizioni, rendendoli interpreti di un plumbeo doom blues che lascia il segno (“Wear It Out”, cover di un brano dei 500 Ft Of Pipe).
Insomma, un ritorno gradito e riuscito; insieme a Black Rainbows e Gandhi’s Gunn ai vertici dello stoner rock nostrano.

domenica 21 ottobre 2012

Primordial review on Raw and Wild

:: T.H.U.M.B. - Primordial Echoes For Modern Bigfoots - (Go Down Records - 2012)
Si scaglia sulla terra in un’esplosione rockeggiante, rauca e cattiva la veemenza dei T.H.U.M.B., essenziale trio veneto che con chitarre distorte e pesanti riff nella migliore delle tradizioni stoner pubblica questo terzo album dall’iniziatico titolo “Primordial echoes for modern bigfoots”, primordiale è infatti il termine giusto per rendere l’idea della natura del suono che caratterizza questo album sin dall’intro di “Bigfoot”, una prima traccia che sembra emergere dal sottosuolo a passi pesanti e lenti; niente fronzoli, nessun effetto in particolare, solo puro stoner rock e una voce dal sapore vintage che mastica sabbia e psichedelia e che rievoca atmosfere kyussiane o, come in “Inconsistence”, distorsioni acide in puro stile Q.O.T.S.A. che caratterizzano più o meno tutto l’album. Curiosi spaccati tematici sparsi qua e là danno il giusto tocco di originalità a quest’album che sorprende con una traccia dal sapore country e dalla durata di un pugno di secondi, “Lived Namow”, passi di stivali che calpestano il deserto e voce ubriaca che disorienta e destabilizza, e in men che non si dica è già cominciata la traccia successiva, “Superlover”, che porta con sé il gusto acido e vecchio stampo di atmosfere del passato e il solito giro di chitarra bassissima e cupa. Forti richiami seventies, dovuti anche alle suggestioni della registrazione con cui si è chiaramente mirato a questo effetto, sono chiari in “Wear it Out”, ottima la resa della voce effettata alla maniera blues senza la quale il pezzo sarebbe risultato monotono, così come anche nella successiva rock’n’roll track “Road Song”. Con “Into The Deepest Green” i T.H.U.M.B. raggiungono le vette dello stoner ma anche della psichedelica monolitica, è il pezzo che più li rappresenta e anche quello che più resta in testa. Con le ultime tracce i T.H.U.M.B. mostrano sempre più spesso il loro lato rock’n’roll regalando ancora uno spaccato western con “East Clintwood” per poi riaffondare le corde in un giro di acid rock con la ostica e paleolitica “Pietrosaurus”. Risultano molto più distese le atmosfere in “Reaching The Afterglow”, affascinante, psichedelica e ricercata, un piccolo capolavoro!
Con “Stonebridge Deluxe” si giunge all’ultima traccia di “Primordial echoes for modern bigfoots”, un lavoro che non delude le aspettative, l’album giusto per chi come i T.H.U.M.B. è stato assente dalle scene per un po’. Un ritorno con il botto, e senza effetti speciali!
Voto: 7/10
sara centaro

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giovedì 13 settembre 2012

Primordial Review on Perkele.it


T.H.U.M.B. - "Primordial Echoes for Modern Bigfoots"

Il super stoner torna all'assalto con "Primordial Echoes for Modern Bigfoots", atteso ritorno dei trevigiani T.H.U.M.B. a ben sei anni dallo scioglimento. Una reunion insperata per il power trio che in passato ci aveva deliziato con album drogati e irsuti come "Overloaded Rock'n'Roll" e "Lunar Flight". Paolo 'Bokal' (basso, voce), Luca 'The Zmudah' (chitarra, voce) e Lisa (batteria) sono sempre gli stessi, fautori di uno stoner granitico, imbastito a dovere con infiltrazioni space, cannonate rock'n'roll e vibrazioni Seventies. La registrazione è sporca e garage, tuttavia non si dà molto peso a quest'aspetto: qui contano le canzoni, che restano polverose, monolotiche, allucinatorie.
Bordate stoner rock che fanno gelare il sangue nelle vene ("Inconsistence", la bellissima "Superlover", "Pietrosaurus"), arditi e melodici passaggi boogie ("Road Song"), intermezzi acustici da sbronza al bar ("Lived Narrow"), bizzarre zuffe western stoner ("East Clintwood"). Tutto ciò erano e sono i T.H.U.M.B., propulsori incontenibili della psichedelia heavy. Passaggi lavici di marca sabbathiana ("Monstergods") e aperture lisergiche ossessive ("Into the Deepest Green") conducono fino alla commovente cover di "Wear It Out ", dal colosso "Dope Deal" dei mai troppo compianti 500 Ft of Pipe: pura archeologia heavy psych. Il finale epico ("Reaching the Afterglow") e dopato ("Stonebridge Deluxe") congeda con la grazia di un mammut da questo universo monolitico e cavernoso.
Se il moderno uomo bigfoot è alla spasmodica ricerca di viaggi stoner psych, ecco la ricetta ideale per soddisfarne gli umori.



Alessandro Zoppo